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Un pomeriggio diverso a Palazzo Lanfranchi quello del 18 febbraio u.s. dove protagonista è stata la solidarietà. Non parole di maniera ma testimonianza di un vissuto di sofferenza e di speranza, di volontà di capire e di immedesimarsi nella vita di chi ama la vita e vuole sostenerla, incoraggiarla con gesti concreti in chi la vita la ama, ma non può fare a meno dell’affetto, dell’aiuto e del sostegno e dell’amore di altre persone. E così, la storia di Vincenzo è diventata sorgente di impegno per tanti che affiancano Rita e tutta la famiglia nell’allargare lo sguardo ad altri malati di SLA presenti sul territorio di Matera e in Basilicata. Da poco più di un anno l’Associazione Con cuore impavido è presente a Matera e ha cominciato a operare perché i malati di SLA non siano isolati nel chiuso delle loro case, ma intorno a loro si crei una rete di amicizia e di sostegno, non solo professionale ma umano e umanizzante. Dopo il primo corso per operatori sanitari promosso dall’Associazione con L’AISLA, nel giugno 2016, altre iniziative si stanno portando avanti per far conoscere gli scopi di Con cuore impavido: incontri nelle parrocchie, presenza a Matera è fiera e, da ultimo un convegno per la prima giornata del volontariato per la SLA in Basilicata. L’Associazione vuole raggiungere alcuni obiettivi importanti: formazione specifica del personale sanitario e del volontariato, acquisto di un camper attrezzato e adeguato per il trasporto dei malati di SLA, costruzione di una Casa del sollievo.

Il tema del Convegno ha suscitato molto interesse: “Il nuovo umanesimo della solidarietà. Relazioni umane che guariscono”, soprattutto, hanno coinvolto i partecipanti, gli interventi dei Relatori, che hanno comunicato non a partire dai loro titoli professionali, quanto dalla loro esperienza di vita accanto ai malati di SLA o a situazioni di sofferenza. Toccante e commovente il messaggio che Vincenzo, presidente onorario di Con cuore impavido, ha voluto inviare ai presenti: “Io penso dunque sono. Esisto. Esisto, con le mie paure, le mie incertezze, i miei bisogni, la mia speranza, la gioia della mia famiglia. Il bene che sento intorno mi dà la forza di andare avanti. Questo bene viene da un contesto dove innanzitutto mi sento considerato come un essere umano e dove sono ascoltato. È importante essere ascoltato. Qui, ogni giorno, qualcuno viene a far del bene per me. Questo ho trovato in questo splendido posto. La mia famiglia, anche se questo è scontato, è altrettanto splendida. Io sono fortunato ad avere questo dono che il Signore mi ha dato. Dimenticavo gli amici che mi vogliono bene e sono tanti. La loro presenza mi dà forza e coraggio, calma e pazienza. La cosa più bella che, infine, mi sia capitata ora, è che ho conosciuto il Signore”.

Don Pino, Arcivescovo, Rita Bianco, Lindo Monaco, Giuditta Coretti, Michele Galgani, Lea Gavin: non una passerella di nomi, quanto, piuttosto, la comunicazione di un vissuto e la testimonianza di quanto sia bello e necessario non far mancare ai malati di SLA le cure specifiche e adeguate oltre che l’affetto e l’amore di volontari amici veri, sinceri, che siano presenti accanto a malati assetati di una vita di qualità. F.L.